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  • Cante Gau Blanc 2023 Domaine de la Réaltière

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    Il nostro viaggio oggi ci porta a Rians in Provenza nel sud est della Francia, alla scoperta del Domaine de la Réaltière fondata da Jean-Louis Michelland nel 1994 e dal 2001 gestito dal figlio Pierre Michelland. I vigneti sono coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica dal 1994 e della biodinamica certificata dal 2011.

    Cante Gau Blanc, che nel dialetto provenzale significa il canto del gallo, è un vino bianco biodinamico che nasce in prevalenza da uve grenache blanc di 85 anni di età, Ugni Blanc di 105 anni e una piccola percentuale di Semillon.

    Si può definire un vino “haute couture” per via della sua selezione di vitigni rari e di età avanzata, per la limitata produzione e il processo artigianale che mira a preservare le caratteristiche uniche del vino, e poi sono previsti tre passaggi che includono legno, anfora e uova di terracotta. L’estrazione del succo d’uva tramite pressatura (in francese, jus de presse) è un processo fondamentale nella vinificazione del nostro Cante Gau Blanc e apporta al vino struttura, tannini, colore e complessità aromatica.

    Nel calice un luminoso giallo dorato. Al naso si percepisce un bouquet intenso ed ampio con immediati sentori agrumati di foglie di limone, note di erbe aromatiche come il rosmarino e note di foglie di tè che apportano complessità, freschezza e una sensazione lievemente astringente e amara, legate ai tannini, che migliorano la persistenza aromatica e l’equilibrio.

    Al palato il sorso è pieno e rotondo con una sensazione piacevolmente cremosa e un’acidità precisa e sottile. Un orso con un’elegante progressione acida, bilanciata da una componente alcolica. Il finale è gradevolmente sapido con una lunga persistenza, con sensazioni lievemente ammandorlate.

    Un vino molto elegante e di alta qualità con la sua complessità, mineralità e salinità che lo rendono adatto ad accompagnare pietanze raffinate o da gustare da solo come vino da meditazione.

    Un ringraziamento e un saluto speciale a Davide di Indigeni wines.

    Walter Gaetani

  • Domaine Paul Gadenne, La Débaroule Chignin, Savoia, 2022

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    Oggi siamo a Chignin, un comune situato nel dipartimento della Savoia, nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi e nella Domaine del giovane Paul Gadenne. Paul Gadenne è un vigneron che non ha una tradizione familiare alle spalle ma un forte legame con i viticoltori del comune di Chignin. Sostenuto da una forte passione e da una grande determinazione ha frequentato la scuola di enologia a Beaune per poi fondare la sua azienda di 4,5 ettari di vigneti che lavora con metodi biologici. Vinificazioni semplici con lieviti indigeni con affinamenti in acciaio inox e una utilizzo minimo di solforosa.

    Qui a Chignin i vigneti si estendono su terreni calcareo-argillosi dove la Jacquere si esprime fresca e tesa. I vigneti beneficiano di un’esposizione a sud, che garantisce un’ottima insolazione.

    La Débaroule Chignin, Savoia, 2022 Domaine Paul Gadenne nasce da uve Jacquère in purezza raccolte manualmente. La parola “Debaroule” è un termine locale lionese che significa atterrare, cadere e rotolare: è così che Paul sente di essersi avvicinato alla viticoltura.

    La fermentazione avviene in acciaio sui lieviti indigeni con successiva sosta “sur lie”, sulle fecce fini, per circa 8 mesi per donare al vino una certa complessità gusto-olfattiva. Minima aggiunta di SO2 dopo la fermentazione malolattica e durante l’imbottigliamento.

    Nel calice un vivace e luminoso colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso emergono intense sensazioni floreali di fiori bianchi come biancospino, acacia e margherite, note fruttate di mela verde, un tripudio di agrumi con limone e pompelmo. In chiusura un lieve ma percettibile sentore di “pierre à fusil”, come amano definire i francesi il sentore che ricorda l’odore di pietra focaia, di fiammifero bruciato o di polvere da sparo.

    Al palato il sorso è energico e incredibilmente teso e verticale con una bella vena acida che sfocia in una piacevole sensazione di freschezza e vivacità che stimola la salivazione e pulisce la bocca. Sul finale è lievemente amarognolo e insiste in saporitissime note citrine.

    Un grande vino dalla beva snella e dall’enorme potenziale, perfetto da gustare giovane per apprezzarne tutte le sue potenzialità e caratteristiche.

    Perfetto con una fonduta di formaggi, formaggi fondenti, frutti di mare, cruditè di pesce ma anche con un fresco formaggio di capra.

    Un ringraziamento speciale a INDIGENI WINE che dà voce ai territori poco conosciuti, propone vini da vitigni poco conosciuti ma molto interessanti e che sostiene giovani vigneron come Paul Gadenne!

    Walter Gaetani

  • Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2024 Baldovino, Tenuta I Fauri. Espressione di un grande territorio.

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    L’ Abruzzo si distingue per un terroir unico che combina montagne, dolci colline e una stretta fascia costiera che si affaccia sul Mare Adriatico. In un modello d’eccellenza dove le cantine si distinguono per il rispetto della tradizione e per l’adozione di pratiche moderne si fa strada la Tenuta i Fauri.

    Una cantina a conduzione familiare che si trova ad Ari, nel cuore della provincia di Chieti. L’azienda è nata nel 1979 con il padre Domenico Di Camillo, un vignaiolo d’altri tempi che ha saputo trasmettere ai figli il rispetto per il territorio e i valori aziendali. Oggi magistralmente guidata dai fratelli Valentina e Luigi , entrambi enologi, con Luigi che si occupa della cura delle vigne e del processo di produzione. Valentina si occupa di trasmettere la cultura aziendale e di raccontare i vini espressione di un grande territorio e di una lunga tradizione familiare.

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    La tenuta si estende su 32 ettari, di cui 28 dedicati ai vigneti dislocati in 6 comuni e coltivati in gran parte con il tradizionale sistema a tendone noto anche come “pergola abruzzese”. Un sistema di allevamento della vite caratterizzato da una struttura orizzontale con pali e fili metallici che sorreggono i tralci, creando una sorta di tetto per la vite. Questo metodo facilita la circolazione dell’aria e protegge i grappoli dal sole intenso preservandone freschezza e acidità. Una tecnica che permette alle viti di crescere fino a circa due metri d’altezza, con le foglie a formare una pergola naturale che regola la maturazione delle uve e conserva l’umidità del terreno. Tutto ciò richiede un grande lavoro manuale, dalla potatura alla vendemmia con elevati costi di gestione.

    Dal 2021 la cantina è certificata biologica, con una particolare attenzione rivolta alle varietà autoctone come il trebbiano, passerina, pecorino e montepulciano. Rispettosi della tradizione e con uno sguardo rivolto all’innovazione, si producono rossi di grande struttura, bianchi freschi e sapidi nonché spumanti.

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    In cantina fanno bella mostra 14 vasche in cemento acquistate dal nonno Luigi negli anni ’60 e restaurate nel 2010, che permettono di preservare gli aromi originali del vino con una micro ossigenazione naturale. Adiacente a queste dei fermentatori in acciaio inox, due anfore da 750 litri e alcune botti di rovere che consentono di realizzare dei vini pregiati ed eleganti.

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    La cantina produce anche spumanti e vini frizzanti che rappresentano un laboratorio di prova “alla ricerca di nuove interpretazioni delle varietà autoctone”. La filosofia di Tenuta i Fauri racchiude una combinazione di tradizione e innovazione, con un forte rispetto per il territorio.

    In degustazione propongo un cerasuolo d’Abruzzo che ricordiamo è nato inizialmente come tipologia della DOC Montepulciano d’Abruzzo nel 1968 ma poi ha ottenuto la sua denominazione di origine autonoma (DOC) nel 2010. È stata la prima DOC in Italia dedicata esclusivamente a un vino rosato.

    Il Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2024 Baldovino, dal nome di un antenato , nasce da uve montepulciano d’abruzzo in purezza coltivate nei vigneti in provincia di Chieti ed allevati a tendone, un sistema tradizionale noto anche come “pergola abruzzese”, su terreno di medio impasto. Fermentazione ed affinamento in cemento, in quelle vasche in cemento acquistate dal nonno Luigi negli anni ’60 e restaurate nel 2010.

    Nel calice un vivace e luminoso colore rosa ciliegia di buona compattezza.

    Al naso offre un bouquet intenso e ricco, con note di frutta rossa croccante, in particolare fragole, melagrana e ciliegie, sentori agrumati di pompelmo rosa, accompagnate da lievi sensazioni floreali di rosa e cenni speziati di liquirizia.

    Al palato il sorso è caldo e morbido ma con una bella vena acida sostenuta da una grande traccia sapida che si allunga verso un finale fruttato e tipicamente ammandorlato. Dotato di buona persistenza aromatica che lascia un lungo ricordo sensoriale. Un vino dalla doppia personalità: la freschezza di un rosato e la struttura di un vino rosso. Grande equilibrio dove il binomio acidità-sapidità è bilanciato da un elevato tenore alcolico(14,5% vol.).

    Vino dalla grande versatilità di abbinamento, ideale per gli aperitivi, ottimo per accompagnare una zuppa di pesce ma si presta anche ad accompagnare salumi e formaggi poco stagionati e la pizza.

    Perché bere il Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino? Perché è un grande vino che racconta un territorio, l’Abruzzo in un calice!

    Consiglio vivamente di scoprire i vini di Tenuta I Fauri.

    Walter Gaetani

  • Lacryma Christi Bianco Dop 2024 Eredi Izzo: autentica espressione di un grande territorio.

    Lacryma Christi Bianco Dop 2024 Eredi Izzo

    La cantina Eredi Izzo si trova a Trecase, un comune alle pendici del Vesuvio in provincia di Napoli, nel Parco Nazionale del Vesuvio. La cantina è stata fondata nel lontano 1900 e da cinque generazioni è gestita dalla famiglia Izzo, specialisti del Lacryma Christi del Vesuvio DOP, che da sempre si impegna nel valorizzare il territorio modellato dall’attività vulcanica che conferisce un’identità unica ai propri vini e i vitigni autoctoni che raccontano l’essenza della loro terra. Le origini del vino Lacryma Christi del Vesuvio sono un intreccio di leggende e storia e, secondo una leggenda popolare, il nome deriverebbe dalle “lacrime di Cristo” versate sul Vesuvio, dando vita a una terra fertile e vocata alla viticoltura.

    Il Lacryma Christi Bianco DOP 2024 nasce da uve coda di volpe 60%, localmente detto Caprettone, e falanghina 40% coltivate su vigneti a circa 200 metri s.l.m. dislocati nel comune di Trecase. Il sistema di allevamento della vite è la tradizionale pergola vesuviana su terreni di origine vulcanica, ideali per la vite perché sono ricchi di minerali che conferiscono ai vini spiccata mineralità e salinità e sono caratterizzati da porosità e capacità di trattenere l’umidità. La resa per ettaro è di circa 60 quintali indice di maggiore qualità delle uve. La vendemmia si svolge rigorosamente a mano e la vinificazione avviene in acciaio inox per 4 mesi, seguita da un periodo di affinamento in bottiglia di altri 4 mesi.

    Nel calice un luminoso colore giallo paglierino. Al naso il bouquet olfattivo è fine, intenso ed elegante e si delinea su sensazioni floreali di fiori bianchi e gialli come ginestra e zagara, note fruttate di pesca bianca, sentori agrumati di limone, cenni di erbe aromatiche e leggere note salmastre. Al palato il sorso è fresco con una bella vena acida che dona vivacità e lunghezza al sorso, sostenuta da una traccia sapida. Un finale che richiama le note fruttate avvertite al naso e una sensazione sapida che dona freschezza e buona persistenza.

    Un vino equilibrato e strutturato, di grande personalità e di grande bevibilità. Una versione così giovane si esprime al meglio se servito alla temperatura di 8-10°C.

    Ottimo in abbinamento con piatti di pesce, crostacei, formaggi freschi e cucina mediterranea.

    Il Lacryma Christi del Vesuvio Bianco si abbina perfettamente a piatti di pesce, frutti di mare, crostacei e molluschi, spaghetti a vongole ma ottimo anche con mozzarella di bufala campana DOP e con piatti a base di verdure.

    Il Lacryma Christi Bianco Bianco Dop di Eredi Izzo è un’autentica espressione della Campania, un vino strettamente legato al territorio e dalla grande personalità. Con la sua tipica sapidità e la struttura elegante, racchiude tutto il territorio del Vesuvio in un calice!

    Consigliatissimo!

    Walter Gaetani

  • Kakovostno Vino Belo ZGP “Vipavska Dolina” 2022 -I Klivi

    La Cantina “I Clivi” di proprietà di Mario Zanusso, vignaiolo indipendente, si trova in località Gramogliano a Corno di Rosazzo in provincia di Udine. I Clivi sono dolci colline ben esposte al sole, caratterizzate da un suolo di ponca localmente chiamata anche flysch di Cormons, un particolare tipo di terreno composto da strati alternati di marne (argille calcaree) e arenarie che garantiscono un equilibrio idrico quindi un apporto costante di acqua e minerali. I clivi della Vipavska dolina (Valle del Vipava) in Slovenia godono di un clima mite di influenza mediterranea nonostante la sua distanza dal mare, e la presenza del fiume Vipava, creano le condizioni ideali per la viticoltura, influenzando il carattere fresco, sapido e minerale dei vini bianchi prodotti localmente. In questa zona le viti sono soggette a forti venti e importanti escursioni termiche che esaltano l’aromaticità del sorso e l’eleganza dei profumi.

    Vi propongo il Kakovostno Vino Belo ZGP “Vipavska Dolina” 2022 I Klivi, dove Kakovostno Vino Belo significa letteralmente “Vino bianco di qualità” mentre ZGP corrisponde alla Denominazione Geografica Protetta (IGP) in Italia e nell’Unione Europea. Sostanzialmente indica che il vino bianco proviene da una specifica area geografica protetta in Slovenia, la Valle del Vipava (un fiume), e che rispetta gli standard di produzione definiti per quella regione.

    Nasce da un blend di chardonnay 70% e sauvignon 30%, con fermentazione in cemento e affinamento di 12 mesi sulle fecce fini.

    Nel calice un luminoso e vivace giallo dorato con brillanti riflessi dorati. Al naso il bouquet è elegante con note di frutta tropicale in particolare il frutto della passione, note di pesca gialla e sensazioni floreali di fiori di campo come la camomilla.

    Al palato il sorso è teso e verticale con una bella vena acida sostenuta da una grande traccia sapida. Il finale è incentrato su ritorni fruttati di frutta e cenni di liquirizia che arricchiscono la degustazione.

    Abbinare con le carni bianche, formaggi non troppo stagionati e con piatti a base di pesce.

    Il progetto de “I Klivi” di Mario Zanusso, da sempre impegnato nella valorizzazione di terroir e vitigni autoctoni con l’adozione di pratiche sostenibili in vigna e in cantina che esaltino le specificità del territorio, è incentrato sulla convivenza tra la cultura friulana e slovena, dove le due culture si intrecciano da secoli, specialmente lungo il confine. Brda e Vipava sono i due terroir selezionati da Mario Zanusso nel progetto perché appartenenti un tempo a un’unica zona vinicola, caratterizzata dallo stesso inconfondibile terroir, anche se attualmente separati dalla frontiera. I vigneti di Brda sono collocati sulle dolci e assolate colline slovene (i clivi), in un’arena naturale con un microclima ideale alla coltivazione della vite.

    I vigneti di Vipava, presi in gestione e lavorati da Mario con metodi artigianali, si trovano invece su una ripida collina, nell’incantevole valle del fiume Vipava.

    I Klivi è un progetto di un grande vignaiolo con un’idea ben precisa di fare vino.

    Walter Gaetani

  • “Lyra” Gewürztraminer Sudtirol Alto Adige Doc 2023 Nals Margreid

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    Torniamo a parlare con curiosità e interesse della cantina Nals Margreid della quale recentemente abbiamo assaggiato il Sauvignon Sudtirol Alto Adige.

    Oggi vi propongo il Gewürztraminer Sudtirol Alto Adige Doc 2023 ottenuto da uve gewürztraminer, note per i suoi aromi intensi e il suo carattere distintivo. I vigneti si trovano nella Bassa Atesina, la parte più meridionale dell’Alto Adige a sud di Bolzano e percorsa dalla Strada del Vino dell’Alto Adige, a una quota compresa tra i 350 e i 550 metri sopra il livello del mare. Il suolo è composto da terreni calcarei con ghiaia argillosa ai piedi del Monte Roen.

    L’esposizione a sud-est delle vigne è ottimale perchè le viti ricevono il sole del mattino e del pomeriggio, favorendo la maturazione degli zuccheri, mentre l’altitudine favorisce una lenta maturazione, preservando l’acidità dell’uva, contribuendo alla freschezza e alla longevità dei vini. Le uve vengono raccolte a mano e la fermentazione avviene in serbatoi d’acciaio. Il vino matura per altri 7 mesi su lieviti fini.

    Nel calice un colore giallo dorato di ottima compattezza e luminosità. Al naso il bouquet è intenso e aromatico dominato da sensazioni agrumate di chinotto, note di frutta tropicale come il litchi, sensazioni floreali di rosa, una traccia di rosmarino e cenni speziati di chiodi di garofano, noce moscata e cannella, caratteristica che spiega la ragione della prima parte del suo nome, “gewürz“, che in Tedesco significa anche speziato.

    Al palato è secco, caldo e morbido con un sorso opulento che esprime grande ricchezza, complessità e struttura. Un’acidità relativamente bassa, che si traduce in un vino più morbido, meno fresco e potenzialmente con una tendenza all’evoluzione. La persistenza fruttata e un richiamo alle spezie completano l’esperienza gustativa nel finale.

    Un vino di corpo con un buon grado alcolico, che si sposa perfettamente con la cucina asiatica speziata e agrodolce, con il sushi, con antipasti elaborati a base di foie gras e paté, con formaggi erborinati. Si abbina anche a piatti di mare speziati come gli scampi al curry e linguine con gamberoni speziati.

    Si esprime al meglio servito tra i 10 e 12°C, per valorizzarne l’intensità e la complessità aromatica.

    Perfetto da bere subito, ma può evolvere bene se tenuto a riposare in cantina per alcuni anni.

    Gewurztraminer “Lyra” di Nals Margreid vi conquisterà al primo sguardo e al primo sorso.

    Walter Gaetani

  • “Mantele” Sauvignon Blanc Alto Adige Nals Margreid

    La tradizione vitivinicola di Nalles, in provincia di Bolzano, risale all’epoca romana difatti la cantina sorge lungo il percorso della Via Appia. Nel lontano 1764, proprio dove oggi sorge l’attuale cantina, venne edificata l’azienda vitivinicola Von Campi, e all’interno dei locali dell’enoteca si può ancora ammirare l’antico acciottolato. Nel 1985 le cantine Nals e Margreid-Entiklarsi uniscono e nasce la cantina Nals Margreid. Con il tempo la residenza storica della cantina viene ristrutturata e ora ospita anche “Vinotheque 1764”, un luogo d’incontro in stile moderno dove poter degustare grandi vini consigliati dai sommelier aziendali.

    In degustazione il Mantele Sauvignon BlancAlto Adige DOC 2023 prodotto con uve sauvignon blanc in purezza coltivate ad un’altitudine di 330-400 metri s.l.m. su terreni di origine alluvionale costituiti da ghiaia calcarea in prevalenza e da detriti di porfido. L’esposizione dei vigneti est sud-est favoriscono una buona maturazione delle uve mentre le forti escursioni tra il giorno e la notte favoriscono lo sviluppo di aromi intensi e complessi, preservando l’acidità e migliorando la concentrazione di zuccheri.

    Le uve vengono raccolte a mano poi una fermentazione in botti di legno da 12 e 30 hl e maturazione per altri 8 mesi su lieviti fini.

    Nel calice un intenso colore giallo paglierino di buona profondità. Si sviluppa nel calice con un bouquet fresco, elegante e varietale con note erbacee di erba sfalciata, fiori di sambuco, sentori agrumati di scorza di limone e pompelmo, frutto della passione e un cenno di erbe aromatiche.

    Il sorso è ampio e pulito con una bella vena acida sostenuta da una traccia sapida e connotato da aromi varietali e densi che si distendono verso un finale lungo, sapido e aromatico.

    Si consiglia l’abbinamento con un risotto alla zucca, con una zuppa di cipolle, con il sushi, con pesce e crostacei al vapore e con formaggi caprini anche stagionati. Un vino strutturato di ampia e decisa personalità.

    Lo abbiamo servito ad una temperatura di servizio attorno ai. 10-12 °C in calice con apertura media per favorire la concentrazione dei profumi verso il naso, esaltando la percezione degli aromi e limitandone la dispersione.

    Quando bere il Mantele? È un vino da bere subito, ma può evolvere bene se tenuto a riposare in cantina.

    Complimenti alla Cantina Nals Margreid per questa bellissima espressione del sauvignon blanc Alto Adige Doc!

    Walter Gaetani

  • Milletta, vino simbolico della grande famiglia Sartarelli!

    “Milletta” Verdicchio Castelli di Jesi Riserva DOCG Classico 2021 Sartarelli nasce da uve verdicchio in purezza provenienti dal vigneto nel quale è stata fatta la prima selezione delle migliori viti alla fine degli anni novanta. Un terreno di medio impasto calcareo dal valore simbolico per la famiglia Sartarelli perché è il luogo dove è nata e cresciuta Milletta che era il nomignolo di Matilde, moglie di Ferruccio Sartarelli, fondatore dell’azienda.b

    Una rigorosa selezione delle migliori uve di verdicchio con un lungo affinamento di circa un anno in acciaio poi in bottiglia. Un vino simbolico con una produzione annua piuttosto limitata.

    Si presenta nel calice di colore giallo paglierino dai riflessi dorati, brillante ed intenso segno di buona salute, stabilità e corretta vinificazione. Naso di grande complessità con note di pietra focaia, un lieve cenno di idrocarburo, sensazioni floreali di rosa gialla, note fruttate di albicocca, note salmastre, sentori agrumati di pompelmo, anice ed erbe aromatiche. In bocca il sorso è secco, slanciato e teso con un grande equilibrio dove la nota alcolica è bilanciata dalla vena acida e da una traccia sapida.

    Elegante e intenso con lunga persistenza e un finale incentrato sulla tipica nota varietale di mandorla amara. E’ perfetto con primi piatti elaborati a base di pesce, pesce alla griglia, zuppe di pesce, minestre saporite e carni bianche come vitello e pollo ma anche arista di maiale. Da provare con formaggi di media stagionatura e con formaggio di fossa. L’eleganza, il calibro del vino e la sua evoluzione si trovano in concordanza con le caratteristiche di maturità del Grana Padano Riserva. Inoltre, la nota salata mediamente percettibile e il piacevole accenno di sapidità del formaggio sono equilibrate dalla morbida avvolgenza del vino per un abbinamento decisamente armonico.

    Per apprezzarne appieno lo stile va servito ad una temperatura di servizio di 10-12°C. E’ un vino che ha una grande capacità di invecchiamento e un’elevata longevità.

    Walter Gaetani

  • Vino spumante passerina brut Centanni

    Vino spumante biologico Passerina Brut Centanni.

    Le uve di Passerina provengono da vigneti, con un’età di 20-25 anni situati nei comuni di Montefiore dell’Aso e Massignano, su terreni medio impasto con alta presenza di ghiaia, a un’altitudine media di 250 metri s.l.m.

    La rifermentazione avviene in autoclave, dove vengono aggiunti zuccheri e lievito per produrre anidride carbonica e conferire al vino le sue caratteristiche bollicine.

    Nel calice un colore giallo paglierino brillante con un perlage fine e persistente.
    Al naso il profumo è delicato e raffinato con intensi ed eleganti sensazioni floreali di fiori bianchi di acacia, sfumature di frutta bianca come mela e pera seguite da sentori agrumati di cedro.
    In bocca il sorso è fresco e agrumato con una vitalità che si manifesta attraverso un profilo gustativo agrumato che persiste piacevolmente. Una bella vena acida elegantemente sostenuta da una grande traccia sapida che invita al prossimo sorso.

    Servito fresco, a una temperatura di circa 6-8°C in calici da spumante per esaltarne gli aromi e le bollicine, risulta ottimo da abbinare a formaggi freschi come la ricotta con olio evo e pepe nero. Si sposa magnificamente anche con carni bianche come pollo e tacchino, con piatti di pesce non elaborati.

    Perché ci piace? Perché è uno spumante elegante e vivace, che riflette l’impegno e la cura della cantina Vini Centanni nella creazione di un prodotto di ottima fattura per la categoria.

    Walter Gaetani

  • Montefloris Marche Rosso IGT 2024 Centanni: potenza e controllo!

    Perché vi parlerò di un vino dal nome Montefloris?

    Perché stimola emozioni, sensazioni e prende il nome dalla località di Montefiore dell’Aso, dove si trovano i vigneti dell’azienda, a circa 300 metri di altitudine. Si tratta quindi di un vino che proviene da un’area collinare ma l’origine del nome può rimandare a una zona elevata del territorio. Un vigneto di 25 anni che si trova nel pieno della sua maturità produttiva e stabilità.

    Il “Montefloris Marche Rosso IGT 2022 nasce da uve montepulciano in purezza con macerazione sulle bucce che dura per circa 20 giorni. Dopo 6 mesi di affinamento in acciaio con continui remuage, il vino viene messo per 6 mesi in barrique di rovere.

    In degustazione si presenta nel calice di un rosso rubino cupo che evoca passione, forza e vitalità con i suoi intensi riflessi violacei. Al naso arrivano eleganti e intensi profumi in particolare evidenza la ciliegia sotto spirito e in confettura, note speziate di vaniglia, sentore di cioccolato. Il tutto impreziosito da una sensazione molto elegante di petali di rosa rossa e un cenno di sottobosco.

    In bocca il sorso è secco e caldo con una morbidezza soffusa, quasi da sovramaturazione, e sostenuta da un tannino setoso e un corpo sciropposo. Al palato si muove con un incedere misurato, cadenzato da una buona freschezza e una sapidità precisa. Lunga la persistenza tutta incentrata sul frutto rosso maturo. Un vino equilibrato con un grande potenziale di invecchiamento.

    Abbinamenti ideali con formaggi stagionati, primi piatti elaborati, stinco di maiale e carne rossa alla griglia.

    Degustato ad una temperatura di servizio attorno ai 18-20°C.

    Perché ci piace? Perché è un vino rosso raffinato ed elegante che lascia il segno! Complimenti a Vini Centanni.

    Walter Gaetani

  • Fira bianco Verona IGT 2024

    Avete mai sentito parlare della Linea Fira di Cantina Sartori di Verona?

    La cantina Sartori di Verona viene fondata nel 1898 da Pietro Sartori che nel 1924 acquista Villa Maria in Negrar di Valpolicella in provincia di Verona, la storica dimora della famiglia Sartori di Verona, un complesso che ospita l’azienda vinicola. Una cantina storica della Valpolicella, Sartori di Verona viene annoverata tra le eccellenze del vino della Valpolicella.

    Perché Fira?

    Zaffira, chiamata da tutti Fira, era la sorella maggiore di Pietro Sartori, il fondatore dell’azienda vitivinicola Sartori. Da un sodalizio con un collega della Valpolicella vengo a conoscenza di un diario ritrovato da Luca Sartori, nipote di Pietro Sartori. Fira era una donna fiera che scelse di essere indipendente economicamente e di accogliere il nipote Pietro quando fu cacciato da casa. Una storia molto attuale che oggi rappresenta un importante progetto contro la violenza sulle donne.

    Oggi vi presenterò il Fira Bianco Verona IGT 2024, un blend di garganega, chardonnay e sauvignon. I vigneti posizionati in collina con un suolo prevalentemente calcareo regalano vini dal carattere elegante, buona acidità e sapidità, finezza e complessità aromatica, con note minerali e una buona struttura. Vinificazione in acciaio per preservare gli aromi delle uve impiegate nel blend con maturazione sulle fecce fini per mitigare la freschezza e armonizzare il sorso.

    Nel calice un giallo paglierino dai riflessi verdognoli. Al naso si mostra intenso con un bouquet elegante e caratterizzato da sensazioni floreali di fiori di sambuco e note fruttate dove ritroviamo la mela matura, la pesca bianca e l’albicocca. Al palato si rivela secco, ricco quasi succoso con una bella vena acida e uno splendido cenno sapido, egregiamente sostenuti da freschi accenni agrumati di pompelmo rosa ed un intrigante finale di mentuccia. Un vino versatile, moderno e dalla grande bevibilità. Può accompagnare degnamente un aperitivo ma, con la sua sapida complessità, può sostenere con eleganza un risotto di pesce o dei crostacei arrosto.

    Walter Gaetani

  • Metodo Scacchi: elogio dell’eleganza!

    Conoscete il Metodo Scacchi?

    Lo “Spumante Metodo Scacchi” nasce da uve di vitigni coltivati nel territorio fabrianese rispettando delle precise regole di vinificazione ed elaborazione con specifico riferimento al processo di presa di spuma attraverso l’uso del mosto. Si parte dalla scelta delle uve, la creazione del vino ed il congelamento del mosto.

    Il “Metodo Scacchi” per la produzione di spumante è stato descritto nel 1622 dal medico fabrianese Francesco Scacchi nel suo libro “De salubri potu dissertatio” dove descrive le tecniche di spumantizzazione in uso nel fabrianese che anticiperebbero di 50 anni quanto attribuito all’abate francese Dom Perignon!

    Oggi vi presento lo Spumante Metodo Scacchi Extra Brut Castellare 2018 dell’Azienda Agricola Sbaffi di Fabriano in provincia di Ancona. Dopo la seconda fermentazione in bottiglia il vino rimane a contatto con i lieviti esausti per un periodo di 60 mesi che conferisce al vino caratteristiche uniche e complessità aromatica.

    Nel calice un brillante colore giallo paglierino carico con un perlage elegante e caratterizzato da bollicine fini, numerose e persistenti.

    Al naso il bouquet è intenso e ampio con sensazioni floreali di fiori bianchi che si alternano a note di frutta esotica come il frutto della passione. Note di crosta di pane e nocciola tostata sono accompagnate da sentori di cera d’api e di paglia che attestano il lungo affinamento sui lieviti.

    Al palato, il vino si distingue per la sua sapidità, armonia e una profondità avvolgente. È cremoso e ampio con una bella vena acida e un equilibrio perfetto di sensazioni fruttate e lievito tostato. Uno spumante di grande struttura con una lunga persistenza e una splendida eleganza. Un’esplosione di gusto che può esaltare e valorizzare i salumi fabrianesi come il Salame di Fabriano IGP ma anche i piatti a base di pesce.

    Walter Gaetani

  • Marche Rosato Igt 2024 “Anita” Biancopecora

    Conoscete la cantina Microcantina Biancopecora? Ve la racconto!

    Stiamo parlando di una “microcantina artigianale” di Monsampietro Morico in provincia di Fermo con una vigna fittissima che produce solo 30/40 quintali anno/ettaro, a regime biologico dal 2015, con il minimo utilizzo di mezzi meccanici.

    Si è dotata delle più moderne attrezzature di cantina e vengono utilizzati dei materiali high tech come i tappi Ardea Seal, che con praticità ed eleganza chiudono le bottiglie.

    I protagonisti assoluti sono Massimo Ciscato, ex fotografo, e la moglie Michela, ex contabile, entrambi milanesi che si sono conosciuti a Londra e nelle Marche hanno realizzato il sogno di cambiare vita. L’arte e il design sono di casa, la veste grafica e le etichette si ispirano al design del fumetto anni 70 di cui Ennio, il papà di Massimo è stato uno dei più apprezzati editori proprio in quegli anni con riviste diventate di culto in quel settore come Sorry, Fantascienza e Almanacco Veneziano.

    Massimo e Michela sono anche i custodi del Gaglioppo delle Marche, un’antichissima varietà di uva a bacca rossa quasi scomparsa e recuperata da una vecchia pianta trovata a pochi metri dalla loro proprietà, che produce un vino di grande struttura, qualità e longevità.

    L’Assam e l’Università di Ancona hanno condotto su di essa una ricerca e si è rivelata appartenente a questa tipologia in via di estinzione, per poi procedere alla sua reintroduzione grazie alla VCR Vivai Cooperativi Raucedo. Già negli anni ’60 l’ampeleografo marchigiano Bruni ne consigliava la reintroduzione, ” ogni anno si ha il proposito di sostituire un certo numero di viti con qualità buone da vino come il sangiovese, il gaglioppo, il bordeaux, ecc, ecc .“

    Massimo e Michela amano sottolineare che “La sfida si fece interessante e così decidemmo di impiantare per il nostro rosso solo questa antica specie, di difficile gestione e con rese molto basse ma con un carattere tutto suo. Come il nostro.”

    Oggi vi presento un vino di carattere lontano dagli standard conosciuti per un vino rosato. Il Gaglioppo si veste di rosa nel Marche Rosato IGT 2024 Anita.

    Nasce da uve Gaglioppo delle Marche in purezza, coltivate a Sant’Elpidio Morico a 367 metri s.l.m. con esposizione a Sud quindi sempre soleggiato e con grande escursione termica nel periodo di maturazione. Il terreno è argilloso-sabbioso con freschi venti mattutini che asciugano le viti, di un’eta media di 7 anni, dall’umidità della notte e ciò permette di ridurre al minimo i trattamenti biologici.

    Viene effettuata una pigiatura lenta o soffice delle uve, la macerazione sulle bucce si protrae per 12 ore con fermentazione in tini di acciaio e maturazione per dieci mesi sulle fecce fini con bâtonnage.

    🍷Nel calice un luminoso colore rosa pallido.

    👃Al naso arrivano intense note di frutta rossa matura come ciliegie e marasche accompagnate da sensazioni floreali di violetta e lievi note speziate di radice di liquirizia.

    👄In bocca il sorso è secco, fresco e diretto, con una bellissima vena acida sostenuta da una traccia sapida che invita al prossimo sorso e una piacevole morbidezza che accarezza il palato. Una lieve presenza tannica non disturba la beva che risulta piacevole e pulita con una bella corrispondenza gusto-olfattiva.

    Il Gaglioppo delle Marche, nella sua versione rosata, si rivela un vino intrigante anche se un po’ lontano dalla sua versione classica vestita di rosso rubino! Complimenti a Massimo e Michela per la disponibilità, gentilezza e cordialità. E un ringraziamento particolare per averci regalato un’emozione in un calice di vino!

    Walter Gaetani

  • Venezia Giulia IGT Chardonnay 2024 Jermann

    Conoscete la storia della famiglia Jermann? Correva l’anno 1881 quando il suo fondatore Anton Jermann giunge a Villanova di Farra d’Isonzo (Gorizia) in Friuli Venezia Giulia continuando l’attività vitivinicola in precedenza intrapresa dapprima in Slovenia e successivamente nel Burgerland in Austria. Oggi la conduzione è nelle sapienti mani di Silvio Jermann che grazie agli studi in enologia ed alle sue esperienze all’estero, ha dato uno stile moderno ai vini del Collio Goriziano con grandi attestati di stima e elogiato anche dal maestro Luigi Veronelli.

    Lo Chardonnay Jermann Venezia Giulia IGT 2024 è un vino bianco friulano ottenuto da uve chardonnay in purezza coltivate su vigne giovani esposte a sud-ovest e nord-est che poggiano su un terreno caratteristico della zona, la “ponca”, un substrato roccioso composto da marne e arenarie stratificate di età ecocenica. Il processo parte con la vendemmia delle uve, che vengono selezionate con cura e pressate sofficemente. Il mosto fiore ottenuto fermenta in acciaio e affina per 6 mesi sempre acciaio, esprimendo così in maniera pura i sentori primari dell’uva.

    Versato nel calice, si presenta con un colore giallo paglierino brillante con riflessi verdolini. Al naso esprime un profumo intenso, fruttato e leggermente aromatico. Una sinfonia di note fruttate di banana e di mela golden seguite da sentori agrumati e fiori bianchi di campo, con scie di mandorla in chiusura.

    Al palato si rivela secco e immediato e il sorso si apre ad un assaggio fresco ed equilibrato, con una decisa sferzata sapido-minerale. Di grande bevibilità con un equilibrio dominato da un bel rapporto costante tra materia e freschezza con una buona persistenza.

    La scelta del tappo a vite modello Stelvin è volta a mantenere intatta la fragranza e le qualità organolettiche della vino. Servire in calici con un media apertura ad una temperatura attorno agli 8°-10°C ma si esalta a 10-12°C. Vino perfetto da bere subito, ma può evolvere bene se tenuto a riposare in cantina per 2-3 anni. Da degustare come aperitivo o abbinato a pietanze a base di pesce bianco e crostacei. Si comporta anche molto bene con piatti a base di verdure, delicate carni bianche e formaggi.

    Perché sceglierlo? Semplicemente perché è un vino che rappresenta l’eccellenza della produzione Jermann, per chi cerca un bianco di grande eleganza e bevibilità.

    Walter Gaetani

  • Manifesto, vino bianco d’Italia di Tenute Cocci Grifoni. Un vino che si racconta!

    Sono passate 90 vendemmie dalla prima ma il tempo non ha intaccato lo spirito audace della famiglia Cocci Grifoni nell’affrontare sfide con coraggio e determinazione, senza paura di rischiare. Vi parlerò di Manifesto, un progetto totale di Tenute Cocci Grifoni che nasce dall’esigenza di affrontare il presente con lo sguardo rivolto al futuro e la consapevolezza di avere nel DNA una predisposizione alla sperimentazione. Il cambiamento climatico con l’aumento delle temperature e gli eventi estremi pone sempre più spesso le aziende di fronte a delle scelte audaci. Marilena Cocci Grifoni e le figlie Marta e Camilla hanno fatto la scelta di adottare le varietà resistenti PIWI (acronimo del tedesco Pilzwiderstandfähig, ossia resistente alle crittogame e Winterhart, ossia resistenti all’inverno) che offrono agli agricoltori la possibilità di ridurre al minimo i trattamenti fitosanitari e contribuiscono alla riduzione dell’impronta di carbonio nella viticoltura riducendo notevolmente l’emissione di anidride carbonica. La scelta di una varietà resistente si è resa attuabile quando nel 2021 l’AMAP, Agenzia per l’Innovazione nel Settore Agroalimentare e della Pesca “Marche Agricoltura Pesca”, ha autorizzato la coltivazione di 12 sulle 39 varietà PIWI più performanti, tra queste il vitigno Johanniter.”

    Era proprio il 2021 – afferma Camilla Capriotti Cocci Grifoni responsabile di laboratorio della cantina – quando la cantina decise di abbracciare e sostenere il progetto vitivinicolo di un agricoltore locale che aveva iniziato a coltivare lo Johanniter.”

    Lo johanniter è un vitigno resistente a bacca bianca, ottenuto in laboratorio in Germania nel 1968, più precisamente a Freiburg ed è il risultato dell’incrocio tra le varietà Riesling e l’ibrido Freiburg 589-54.”

    Per arrivare a Manifesto – aggiunge Camilla Capriotti Cocci Grifoni – è stato osservato come il vitigno si sia adattato al clima caldo delle nostre zone e alla tipologia di terreno per lo più sabbioso. Sono state condotte delle microvinificazioni, la prima nel 2022 di appena 20 litri poi nel 2023 si è osservato la sua resistenza all’attacco da peronospora con successive microvinificazioni. Finalmente il 12 agosto 2024 è stata effettuata la vendemmia rigorosamente a mano e in cassette.””Quindi – prosegue Camilla con entusiasmo -si è lavorato per capire il potenziale enologico e si è osservato come la buccia dell’acino risultasse sorprendentemente spessa, frutto quindi dell’adattamento del vitigno al luogo nel quale si trova. Da qui la decisione dell’equipe di puntare sulla tecnica della macerazione, per esaltare questa caratteristica dell’acino, un processo di vinificazione con un contatto prolungato delle bucce con il mosto. La fermentazione alcolica con utilizzo lieviti selezionati ha permesso di estrarre il colore, da qui la definizione di Orange Wine Moderno, il tannino e gli stessi aroma dell’uva. La vinificazione è in acciaio con le bucce a contatto con il mosto per un periodo di due settimane a temperatura controllata, segue una fase di affinamento in acciaio per 5 mesi.”

    Come tiene orgogliosamente a precisare Camilla “con Orange Wine Moderno intendiamo un vino con lo sguardo verso il futuro, è una forte e chiara risposta al cambiamento climatico che stiamo affrontando.”

    Nel presentare la bottiglia Camilla fa notare che “il pensiero di arrivare anche nelle mani e nei calici del consumatore che non conosce la cantina ha dato il là alla creazione di un packaging che sapesse trasmettere l’essenza di Manifesto e raccontare il vino senza un nostro ambasciatore.”

    Sulla bottiglia si possono leggere in italiano e in inglese i principi che lo hanno ispirato.

    Anche la bottiglia, Oroshi della collezione Wildly Crafted Wines di Estal un brand spagnolo, realizzata in Wild Glass un vetro riciclato al 100% post consumo, è al di fuori degli schemi come lo stesso Manifesto. La texture organica, che nel contesto del design e della grafica si riferisce a un effetto visivo o tattile che imita la superficie di oggetti naturali, rende ogni bottiglia unica e irripetibile. L’impiego della carta è stato ridotto al minimo e relegato solo al collarino, realizzato in carta certificata FSC®. Il tappo è della tipologia Nomacorc Ocean prodotto con OBP (Ocean Bound Plastics), ovvero plastica riciclata che rischia di finire negli oceani, senza l’impiego della capsula.

    “Manifesto, prosegue Camilla, è un progetto totale e rivoluzionario se vogliamo, ricco di aspettative che richiede un approccio attento e meticoloso per gestire le pressioni e le aspettative, assicurando il successo e la soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti nel progetto.”

    Anche il fatto che la legislazione italiana non abbia ancora recepito il Regolamento Europeo che permetterebbe alle varietà PIWI di essere incluse all’interno delle Denominazioni di Origine, non ha ostacolato il percorso di Manifesto.

    Il vino che abbiamo assaggiato si presenta nel calice di un luminoso colore ambrato dai riflessi ramati. Al naso il bouquet olfattivo è intenso e complesso con sensazioni floreali di sambuco, marcate sensazioni agrumate di mandarino, note fruttate di mela e pera con una leggera chiusura speziata di zenzero e pepe bianco. Al palato, il sorso è teso, diretto e di grande freschezza con una vibrante acidità sostenuta da una grande parte sapida e un tannino levigato. Un vino di corpo dove si può ritrovare l’eleganza del Riesling e la freschezza del Pinot Grigio, ricordiamo che il Freiburg 589-54 ha come antenati proprio il Pinot Grigio e lo Chasselas blanc. Relativamente agli abbinamenti gastronomici può accompagnare piacevolmente i piatti orientali, specialmente quelli a base di pesce e riso, come sushi e crudo di crostacei. Si abbina bene anche a piatti speziati, come quelli conditi con spezie piccanti. Perché scegliere questo vino? Perché bisogna superare i pregiudizi e puntare sempre di più sui vini appartenenti a questa nuova famiglia di vitigni resistenti.

  • Sangre de Toro Original D.O. Catalunya 2022 Bodegas Torres

    La famiglia Torres si dedica alla produzione di vino da ben cinque generazioni nel pieno rispetto del territorio e della tradizione. Hanno iniziato a produrre vino nel Penedès nel 1870, anche se le radici vitivinicole risalgano al XVI secolo con i primi riferimenti alla famiglia Torres come viticoltori che risalgono precisamente al 1559. È nel 1870 che i fratelli Jaime e Miguel Torres Vendrell fondarono la cantina a Vilafranca del Penedès, concentrandosi sull’esportazione.

    Le generazioni successive hanno portato avanti il lavoro sempre con devozione e attaccamento alla terra.

    Sangre de Toro Original D.O. Catalunya 2022 Bodegas Torres è un vino rosso della D.O. Catalunya che nasce nel 1954 quando Miguel Torres Carbó, la terza generazione alla guida di Bodegas Torres, era alla ricerca dei migliori vitigni a bacca rossa, Garnacha e Cariñena, per produrre un vino che fosse espressione autentica della sua terra, la Catalunya.

    Prodotto da Bodegas Torres, è quindi un assemblaggio di uve selezionate di garnacha tinta per un 65% e cariñena per il 35%. Il mosto viene macerato per due settimane e affinato per sei mesi in botti di rovere francese e americano acquisendo complessità e struttura, ottenendo un vino morbido, equilibrato e di grande carattere.

    Sangre de Toro 2022 si presenta nel calice di un rosso rubino intenso e luminoso. Al naso regala intense note di more e prugne mature arricchite da un cenno di spezie dolci come la vaniglia, un delicato sentore di caffè e cenni di liquirizia. Al palato il sorso è morbido e avvolgente con una buona vena acida e un tannino setoso per un finale incentrato sulle note speziate avvertite al naso. Buona la persistenza che arricchisce l’esperienza di degustazione e degna di nota la corrispondenza gusto-olfattiva.

    Servito ad una temperatura di servizio attorno ai 18°C si abbina alla perfezione con i primi piatti della cucina mediterranea, le carni rosse e i formaggi stagionati.

    Perché scegliere questo vino? Perché è un vino di grande bevibilità e un grande classico della DO Catalunya nonché un autentico ambasciatore dello Spanish Way of Wine che raggiunge oltre 100 paesi nel mondo. Tanto che è Collaboratore Ufficiale della Nazionale Spagnola di Calcio, con cui condivide colore, origine e valori.

    Walter Gaetani

  • Tinchitè Pittia DOC 2024 Feudo Arancio: abbondanza e vivacità!

    Tinchitè Pittia DOC 2024 di Feudo Arancio è ottenuto da uve grillo in purezza coltivate in provincia di Ragusa e in provincia di Agrigento.

    Il grillo è un vitigno autoctono siciliano a bacca bianca tradizionalmente utilizzato nella produzione del Marsala ma negli ultimi decenni si sta apprezzando come vino secco in purezza, diventando uno dei simboli della rinascita siciliana.

    Coltivato principalmente nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo, si esprime al meglio nei suoli sabbiosi e calcarei delle zone costiere, influenzate dalle brezze marine, che ne esaltano l’eleganza e la sapidità.

    Il Grillo è un vitigno che resiste bene al caldo e alla siccità, capace di accumulare zuccheri senza perdere acidità, permettendo così di ottenere vini freschi e equilibrati ma anche vini più strutturati e alcune recenti interpretazioni prevedono brevi passaggi in legno, che donano complessità e profondità aromatica.

    Tinchitè, abbondanza in siciliano, è leggermente mosso al palato grazie alla bassa temperatura di fermentazione che preserva nel vino la naturale vivacità.

    Nel calice si presenta con un vivace colore giallo paglierino con eleganti riflessi verdi. La limpidezza del vino testimoniano freschezza e ruotando il calice, si osservano lacrime regolari e scorrevoli, indicative di un contenuto alcolico medio.

    Al naso offre un bouquet intenso e avvolgente, con sensazioni floreali di zagara, note fruttate di pesca e melone, lievi note tropicali di mango e papaia con leggere sfumature di erbe aromatiche e mandorla fresca.

    Al palato il sorso è fresco con una buona acidità sostenuta da una parte sapida che rende il sorso dinamico e scorrevole e una delicata vivacità. Un vino equilibrato con un finale incentrato sulle note di pesca e floreali di agrumi con un retrogusto lievemente ammandorlato. Buona la corrispondenza gusto-olfattiva con una discreta persistenza.

    Un vino decisamente versatile negli abbinamenti gastronomici. Servito ad una temperatura di servizio attorno agli 8-10°C si abbina perfettamente con pesce alla griglia, crostacei, frutti di mare e primi piatti a base di verdure. È ideale anche come aperitivo, con formaggi freschi e fritture di mare.

    Il grillo è un grande simbolo della rinascita enologica siciliana.

    Walter Gaetani

  • Offida Passerina DOCG Vini Centanni: semplicità ed eleganza!

    Vini Centanni, Azienda Agricola con Certificazione Biologica che produce vini da vitigni autoctoni nella zona di Montefiore dell’Aso in provincia di Ascoli Piceno, propone la sua “linea classica” il punto di partenza di una grande avventura di famiglia.

    L’intento di produrre dei vini da vitigni autoctoni che rappresentino il territorio si è sposato con la scelta del tappo in vetro perchè la sua chiusura ermetica difende il vino da una sua precoce ossidazione conferendo stabilità al prodotto, consente l’apertura manuale della bottiglia ed è riutilizzabile in casa.

    Il vino Offida Passerina Docg con tappo in vetro si mostra nel calice di un luminoso colore giallo paglierino di grande vivacità.Il quadro aromatico del vino è lineare e raffinato con delicate sensazioni floreali di biancospino e acacia, note fruttate di pesca, albicocca e melone, cenni agrumati, richiami di erbe aromatiche come rosmarino e timo.In bocca è secco, fresco e agile con una bella vena acida sostenuta da una bella traccia sapida e un bel frutto croccante.

    Un vino equilibrato e di grande bevibilità con una bella corrispondenza gusto-olfattiva e una buona persistenza. Servire ad una temperatura di servizio attorno ai 10-12°C in una calice da vino bianco con apertura media.

    Ideale per accompagnare un pranzo di pesce, linguine con pesto alla genovese, pizza ai quattro formaggi, sushi, una carbonara di mare e carni bianche. Un vino estremamente versatile in grado di accompagnare con successo piatti diversi senza perdere il suo carattere.

    Vini Centanni, l’eleganza della semplicità!

    Walter Gaetani

  • Chapel Down Kit’s Coty Chardonnay: espressione di un singolo vigneto nel Regno Unito!

    L’Azienda vinicola Chapel Down si trova in Small Hythe Road a Tenterden nel Kent, una contea dell’Inghilterra a sud-est di Londra nel distretto di Ashford.
    Lo Chardonnay 2021 di Chapel Down Kit’s Coty è prodotto dai migliori appezzamenti di Chardonnay del vigneto di proprietà Kit’s Coty di 100 acri, nelle North Downs del Kent.

    La sua esposizione a sud garantisce alle viti la luce del sole per tutta la stagione, mentre i terreni calcarei caldi e ben drenati offrono il terroir perfetto per produrre frutti ben equilibrati e dal sapore intenso, che esprimono appieno la loro identità e le qualità uniche del terreno.
    La raccolta delle uve avviene rigorosamente a mano con fermentazione spontanea in vecchie botti di rovere francese.


    Nel calice si presenta di un luminoso colore giallo paglierino carico con sfumature dorate. Al naso presenta un bouquet olfattivo molto intenso e complesso con aromi complessi di mela rossa, pesca bianca e albicocca.

    Al palato il sorso è ricco e opulento con una buona morbidezza e una bella vena acida sostenuta da una parte sapida. Si percepiscono note di agrumi maturi, il rovere è ben integrato nel corpo del vino con un finale di nocciole tostate e un lieve cenno burroso.
    La persistenza e medio lunga.
    Un vino equilibrato dal grande carattere e con una grande corrispondenza gusto-olfattiva.

    Servito ad una temperatura di servizio attorno ai 10-12°C si abbina bene ai risotti di pesce, pesce crudo, sushi ma la nota lievemente burrosa e tostata richiama anche un formaggio di capra, un brie o un Camembert.

    Walter Gaetani