Manifesto, vino bianco d’Italia di Tenute Cocci Grifoni. Un vino che si racconta!

Sono passate 90 vendemmie dalla prima ma il tempo non ha intaccato lo spirito audace della famiglia Cocci Grifoni nell’affrontare sfide con coraggio e determinazione, senza paura di rischiare. Vi parlerò di Manifesto, un progetto totale di Tenute Cocci Grifoni che nasce dall’esigenza di affrontare il presente con lo sguardo rivolto al futuro e la consapevolezza di avere nel DNA una predisposizione alla sperimentazione. Il cambiamento climatico con l’aumento delle temperature e gli eventi estremi pone sempre più spesso le aziende di fronte a delle scelte audaci. Marilena Cocci Grifoni e le figlie Marta e Camilla hanno fatto la scelta di adottare le varietà resistenti PIWI (acronimo del tedesco Pilzwiderstandfähig, ossia resistente alle crittogame e Winterhart, ossia resistenti all’inverno) che offrono agli agricoltori la possibilità di ridurre al minimo i trattamenti fitosanitari e contribuiscono alla riduzione dell’impronta di carbonio nella viticoltura riducendo notevolmente l’emissione di anidride carbonica. La scelta di una varietà resistente si è resa attuabile quando nel 2021 l’AMAP, Agenzia per l’Innovazione nel Settore Agroalimentare e della Pesca “Marche Agricoltura Pesca”, ha autorizzato la coltivazione di 12 sulle 39 varietà PIWI più performanti, tra queste il vitigno Johanniter.”

Era proprio il 2021 – afferma Camilla Capriotti Cocci Grifoni responsabile di laboratorio della cantina – quando la cantina decise di abbracciare e sostenere il progetto vitivinicolo di un agricoltore locale che aveva iniziato a coltivare lo Johanniter.”

Lo johanniter è un vitigno resistente a bacca bianca, ottenuto in laboratorio in Germania nel 1968, più precisamente a Freiburg ed è il risultato dell’incrocio tra le varietà Riesling e l’ibrido Freiburg 589-54.”

Per arrivare a Manifesto – aggiunge Camilla Capriotti Cocci Grifoni – è stato osservato come il vitigno si sia adattato al clima caldo delle nostre zone e alla tipologia di terreno per lo più sabbioso. Sono state condotte delle microvinificazioni, la prima nel 2022 di appena 20 litri poi nel 2023 si è osservato la sua resistenza all’attacco da peronospora con successive microvinificazioni. Finalmente il 12 agosto 2024 è stata effettuata la vendemmia rigorosamente a mano e in cassette.””Quindi – prosegue Camilla con entusiasmo -si è lavorato per capire il potenziale enologico e si è osservato come la buccia dell’acino risultasse sorprendentemente spessa, frutto quindi dell’adattamento del vitigno al luogo nel quale si trova. Da qui la decisione dell’equipe di puntare sulla tecnica della macerazione, per esaltare questa caratteristica dell’acino, un processo di vinificazione con un contatto prolungato delle bucce con il mosto. La fermentazione alcolica con utilizzo lieviti selezionati ha permesso di estrarre il colore, da qui la definizione di Orange Wine Moderno, il tannino e gli stessi aroma dell’uva. La vinificazione è in acciaio con le bucce a contatto con il mosto per un periodo di due settimane a temperatura controllata, segue una fase di affinamento in acciaio per 5 mesi.”

Come tiene orgogliosamente a precisare Camilla “con Orange Wine Moderno intendiamo un vino con lo sguardo verso il futuro, è una forte e chiara risposta al cambiamento climatico che stiamo affrontando.”

Nel presentare la bottiglia Camilla fa notare che “il pensiero di arrivare anche nelle mani e nei calici del consumatore che non conosce la cantina ha dato il là alla creazione di un packaging che sapesse trasmettere l’essenza di Manifesto e raccontare il vino senza un nostro ambasciatore.”

Sulla bottiglia si possono leggere in italiano e in inglese i principi che lo hanno ispirato.

Anche la bottiglia, Oroshi della collezione Wildly Crafted Wines di Estal un brand spagnolo, realizzata in Wild Glass un vetro riciclato al 100% post consumo, è al di fuori degli schemi come lo stesso Manifesto. La texture organica, che nel contesto del design e della grafica si riferisce a un effetto visivo o tattile che imita la superficie di oggetti naturali, rende ogni bottiglia unica e irripetibile. L’impiego della carta è stato ridotto al minimo e relegato solo al collarino, realizzato in carta certificata FSC®. Il tappo è della tipologia Nomacorc Ocean prodotto con OBP (Ocean Bound Plastics), ovvero plastica riciclata che rischia di finire negli oceani, senza l’impiego della capsula.

“Manifesto, prosegue Camilla, è un progetto totale e rivoluzionario se vogliamo, ricco di aspettative che richiede un approccio attento e meticoloso per gestire le pressioni e le aspettative, assicurando il successo e la soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti nel progetto.”

Anche il fatto che la legislazione italiana non abbia ancora recepito il Regolamento Europeo che permetterebbe alle varietà PIWI di essere incluse all’interno delle Denominazioni di Origine, non ha ostacolato il percorso di Manifesto.

Il vino che abbiamo assaggiato si presenta nel calice di un luminoso colore ambrato dai riflessi ramati. Al naso il bouquet olfattivo è intenso e complesso con sensazioni floreali di sambuco, marcate sensazioni agrumate di mandarino, note fruttate di mela e pera con una leggera chiusura speziata di zenzero e pepe bianco. Al palato, il sorso è teso, diretto e di grande freschezza con una vibrante acidità sostenuta da una grande parte sapida e un tannino levigato. Un vino di corpo dove si può ritrovare l’eleganza del Riesling e la freschezza del Pinot Grigio, ricordiamo che il Freiburg 589-54 ha come antenati proprio il Pinot Grigio e lo Chasselas blanc. Relativamente agli abbinamenti gastronomici può accompagnare piacevolmente i piatti orientali, specialmente quelli a base di pesce e riso, come sushi e crudo di crostacei. Si abbina bene anche a piatti speziati, come quelli conditi con spezie piccanti. Perché scegliere questo vino? Perché bisogna superare i pregiudizi e puntare sempre di più sui vini appartenenti a questa nuova famiglia di vitigni resistenti.

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